MILANO – Palazzo Reale: “Man Ray: Forme di luce”. Delle quattro malcontate compagne di vita che Man Ray incontrò dopo il trasferimento nella vecchia Europa — grazie alla profferta di collaborazioni professionali in qualità di modelle o aiutanti fotografe — la piú bella fu certamente Elizabeth Miller (1907-77). Lungi dal commettere body shaming nei confronti di Kiki de Montparnasse, Beth Oppenheim, o Juliet qualcosa, ma proprio non c’è storia. Tuttavia, le foto piú iconiche del repertorio dell’artista sono piuttosto quelle ispirate da Kiki e Beth Oppenheim (a sua volta celebre per la tazzina da thè dada-surrealista col pelo). Nato nel 1890 a Philadelphia, Emmanuel Radnitzky si trasferisce a Parigi negli anni ’20 per raccogliere l’eredità di Nadar in quanto ritrattista dei protagonisti della cultura e dell’arte d’avanguardia, in quel momento rappresentate dal dadaismo e dal surrealismo. Egli stesso aderisce alle citate correnti artistiche, sia nel campo della fotografia che in quello del cinema sperimentale, del quale in mostra vengono proiettati i cortometraggi principali. Si dedicò secondariamente anche al disegno, alla scultura e al design, soprattutto nell’ambito degli elementi del gioco degli scacchi, del quale era compartecipe insieme al suo vecchio amico Duchamp, colui che lo iniziò all’arte già negli USA.
