mercoledì 25 maggio 2022

una storia dell'Ucraina


Libro uscito a pochi giorni dall’invastione russa del 24 febbraio 2022: nel primo capitolo si riassume per sommi capi la storia dell’Ucraina dall’alba dei tempi fino al crollo dell’Unione Sovietica, per poi passare ad analizzarne abbastanza esaurientemente nel dettaglio le vicissitudini susseguitesi fino ad oggi. Premesso che Putin è un gran figlio di putin, etc., c’è il sospetto che sia un libro un tantino filo-occidentale: per esempio quasi non si accenna al ruolo della NATO (che pure analisti insospettabili di filo-putinismo tengono in conto), come pure non pervenute le voci che il colpo di stato (o insurrezione popolare, come viene qui eufemisticamente definita) del 2014 fosse fomentato dagli USA, la strage di Odessa viene appena nominata o quasi, per non parlare del fotografo Rocchelli ucciso sul campo dall’esercito ucraino, etc. Comunque da leggere.

La Morcelliana/Scholé, 2022, 210 pagg., 16 euri 

sabato 21 maggio 2022

giorgio eriberto


Dopo un primo breve viaggio nel 1914, H.G. Wells torna a Mosca e San Pietroburgo nel 1920, a conflitto terminato, e tre anni dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Trova una situazione economica e sociale disastrata, che attribuisce non tanto al nuovo regime comunista, quanto alle conseguenze della guerra. Nonostante le molte riserve che ha sulle basi ideologiche e sulle capacità di governo del nuovo establishment, Wells trova i bolscevichi animati da un sincero spirito di rinnovamento e ipotizza che, allo stato in cui la Russia all’epoca si trovava, quella poteva essere l’unica opportunità per risollevare il paese dalla miseria. Da visitatore illustre quale era, incontrò alcuni esponenti celebri della cultura patria (Gorkij, Glazunov, etc.), nonché Lenin in persona, del quale ci fornisce un ritratto abbastanza edificante. Tornerà in Russia una terza volta, nel 1934, per una intervista a Stalin (in realtà si tratta di uno scambio di idee tra intervistatore e intervistato) pubblicata in appendice. La sostanziale benevolenza di Wells verso il bolscevismo va vista sia alla luce del suo carattere di scrittore fantascientifico-distopico (prima di Huxley e Orwell) — quindi tendente alle grandi sistematizzazioni delle società del futuro —, sia per la sua visione politica di tendenza “collettivista” — sebbene non rivoluzionaria —, sia, infine, perché i peggiori misfatti sovietici erano ancora di là da venire (o da rivelarsi).

Nuova Editrice Berti, 2016, 160 pagine, 17 euri

lunedì 16 maggio 2022

so' dolorem

 

Diciamo che il ritorno della testata di MM dalla bimestralità alla mensilità forse non era proprio necessario se — a proposito di un tema dalle notevoli potenzialità quale il “lorem ipsum” poteva essere — ci troviamo a leggere con una certa curiosità solo la prima parte della storia, mentre per la seconda parte, ovvero quella dell’azione e dello svelamento del mystero, si ricade in una roba un po’ pressapochista, anche a causa di disegni non eccellenti. Forse per questo è stata associata una parte redazionale per aggiungere un po’ di sostanza ad una storiella deboluccia.

mercoledì 11 maggio 2022

ispoved'


Il buon Leone, arrivato ad una certa età, mi va in crisi esistenziale: la sua vita non ha piú senso; il circolo delle sue vuote e sofisticate amicizie gli è insopportabile. Allora volge lo sguardo al popolino, ai contadini, che gli pare conducano la propria esistenza allegramente, senza grossi problemi apparenti, e individua nella religione il fattore fondamentale di questa assenza di angoscia. Ben presto, però, mette a fuoco che non si tratta della religione ufficiale, cristiana ortodossa — che trova invece inadeguata ad ispirare la spiritualità della quale è alla ricerca — bensí di una forma religiosa primigenia, piú genuina e priva di sovrastrutture di matrice politica. Approfondirà il tema in libri successivi.

SE Editore, pagg. 120, per una ventina di euri

lunedì 2 maggio 2022

la dona venexiana, ciò

Una di quelle mostre senza alcuna ragion d’essere. Data la vastità del tema ci può stare dentro la qualunque, ed infatti la divisione in sottosezioni recita: mogli, cortigiane, sante, eroine, etc., ovvero si pigliano i quadri a soggetto femminile di alcuni dei maggiori pittori del Cinquecento veneziano (oltre a Tiziano troviamo Giorgione, Palma Giovane e Palma Vecchio, Veronese, Paris Bordone e altri) e il gioco è fatto. Ovviamente, le opere veramente importanti non le smuovi, quindi il nucleo principale è costituito da quadri e piccole sculture provenienti dal Kunsthistorisches di Vienna (prima tappa di questa mostra) piú altri raccattati qua e là (Accademia, Uffizi, etc.) un po’ cosí, a caso. Sempre un bel vedere, beninteso, ma di ragioni scientifiche, neanche l’ombra.

domenica 17 aprile 2022

freddo sangue

 

Dopo il successo di “Nikita” del 1990 al povero Jean Reno è rimasto appiccicato il ruolo del killer con ragazza al seguito. L’ultima incarnazione dovrebbe essere quella di questo mediocre “Cold Blood”, nel quale il Nostro elimina un riccone la cui figlia cercherà di vendicare. Ambientato tra le montagne innevate dello stato di Washington (in realtà girato nei Carpazi ucraini) è un thriller che riesce ad incuriosirci per una buona metà della durata, grazie a vari depistaggi narrativi; dopo di che, una volta capito il busillis, non resta che rimanere a vedere come va a finire. Spoiler: i depistaggi sono almeno tre: il primo gioca sul nome della figlia vendicatrice, che è un nome tipicamente maschile (Charlie) cosicché non capiamo subito di chi si tratti. Il secondo inganno è quello di introdurre un ambiguo personaggio di colore che — e qui si gioca un po’ malignamente sui bias razziali — siamo portati d’acchito ad attribuirgli il ruolo di cattivo, e invece scopriremo piú avanti essere l’angelo custode della ragazza. C’era un terzo depistaggio, ma al momento purtroppo ci sfugge di mente (la prossima volta prenderemo appunti). Un paio di insignificanti ispettori di polizia hanno unicamente la funzione di sistemare il nostro killer nel finale, motivo per cui sono caratterizzati molto superficialmente.

2019, scritto e diretto da Frédéric Petitjean, con Jean Reno, Sarah Lind e altri

mercoledì 30 marzo 2022

quaderni ucronici

 

Inutile cercare nella suddetta graphic (journalism) novel informazioni illuminanti sull’odierno conflitto russo-ucraino, come c’eravamo illusi. Il buon Igort, nel suo reportage raccolto e disegnato intorno al 2010, si limitava a descrivere una plumbea Ucraina post-sovietica, trascrivendo le testimonianze di qualche anziano del loco che perlopiú gli raccontava dell’Holodomor staliniano, che causò la morte per fame di milioni di ucraini, colpevoli di non voler lasciare la condizione di piccoli proprietari terrieri e coltivatori per passare alla collettivizzazione agricola sovietica. Al nostro narratore sfuggiva del tutto l’altra pagina nera nazionale, quella di Babi Jar, ovvero il collaborazionismo ucraino con il nazismo nel perpetrare la strage della comunità ebraica locale, e gli anni post-staliniani vengono raccontati per sommissimi capi. Senonché, in seguito alle rivoluzioni del 2014, il Nostro si è sentito in obbligo di redigere un’appendice, che è stata aggiunta per l’appunto in una seconda edizione del libro, riguardante la guerra nel Donbass: nel mostrarci casi esemplari di soldati delle due parti opposte che vivono una guerra per entrambi priva di senso, il Tuveri vuole forse consegnarci il suo messaggio pacifista, che è tale nel migliore dei casi, ma non sbaglieremmo a definirlo qualunquista, buono per tutte le stagioni, data l’assoluta mancanza di elementi per poter giudicare il perché e il percome di quel conflitto. Ma che politica, che cultura: sono solo dei fumetti, direbbe quello là.

Oblomov edizioni, 2020, 192 pagg. a colori, 20 euri

sabato 19 marzo 2022

attaccati al tram

 

L’ennesima fatica cinematografica di Woody Allen — ispirata a “Un tram chiamato desiderio” — narrava la storia di una benestante signora newyorkese che, diventata vedova e caduta in disgrazia, si trasferiva a Frisco dalla sorella proletaria, coinvolgendola nella sua instabilità esistenziale. Lo sviluppo della trama, tipicamente da commedia americana, è reso giusto un filo piú interessante dall’avvicendamento delle due linee temporali — quella presente e quella del passato che ha condotto al presente — di modo che le ragioni di fondo della storia vengano dispensate gradualmente durante lo svolgimento e, convergendo in una ellissi, determinano il finale.

2013, scritto e diretto da Woody Allen, con Cate Blanchett, Alec Baldwin e altri

mercoledì 2 marzo 2022

the post

 

“Il posto” va considerato come il vero e proprio esordio cinematografico di Ermanno Olmi, giacché il precedente “Il tempo si è fermato” — risalente a tre anni prima — altro non era che un’estensione in chiave narrativa dei documentari che l’Ermanno realizzava abitualmente per conto della propria azienda (la Edison). L’aspetto interessante consiste nell’apparente contiguità allo stile allora in voga (ci riferiamo al tardo neorealismo e al tema dell’incomunicabilità caratteristica di Antonioni), ma — ironicamente — queste scelte formali erano dettate non tanto, o non solo, da un’adesione alle poetiche in questione, quanto da una necessità di produzione, da un lato (il budget per il film era minimo, e quindi gli attori presi dalla strada corrispondevano soprattutto ad una necessità economica) e dall’altro da una vera e propria rappresentazione dei fatti (la scena irrisolta del finale, con la ragazza che non si presenta alla festa — la quale rievoca il tema dell’assenza tipico di diversi film del regista ferrarese — è sicuramente una evenienza realmente accaduta, dato che, a detta dello stesso Olmi, la sceneggiatura è fondata largamente sulla biografia dell’autore all’epoca dei fatti narrati).

1961, regia, soggetto e sceneggiatura di Ermanno Olmi, con Loredana Detto (futura consorte olmiana) e Domenico Cantoni

sabato 19 febbraio 2022

hitokui


Grazie alla recente ondata di manga (ormai la terza in quattro decennii?) stanno arrivando nelle librerie italiane anche diverse produzioni minori del Sol Levante, delle quali sinceramente non se ne sentiva la mancanza. È questo il caso di “Hitokui”, un volume disegnato da tal Kazuo Kamimura che, certamente, stando alle biografie deve aver realizzato opere migliori di questa. Coadiuvato da Yu Aku, un celebre autore di testi di canzoni dell’epoca, racconta l’epopea di una tizia che dalla provincia si trasferisce a Tokyo con l’intenzione di sfondare nello spettacolo. Il mondo che ci viene rappresentato è quello dei primissimi anni Settanta, coi vari talent scout e manager in caccia di giovani promettenti star, da lanciare con pochi scrupoli nel business fruttuoso della moda e della canzone. L’idea di base, interessante in sé, è svolta in maniera superficiale e grottesca da un autore che, evidentemente, si trovava meglio a maneggiare strofe e ritornelli.

Edizione originale del 1972, J-Pop editore, 330 pag. in b&n, 14 euri