SPOILER – Il finale del libro non rivela — per sagacia dell’autore — se la storia grottesca che abbiamo appena letto sia da considerarsi il frutto di un sogno del protagonista, oppure si tratti dell’ultimo residuale minuto di vita mentale di Scipione, uno studente universitario suicida per aver nascosto ai familiari che la laurea che stava per conseguire in realtà non esisteva. Diversi segnali disseminati nel corso della narrazione fanno in realtà sospettare che l’impiccato che figura nell’incipit del romanzo non sia tanto il fratello Michele quanto lo studente medesimo: per esempio, il ripetuto riferimento all’alito buono della ragazza, la decapitazione di Zio Porco, l’aggancio onomastico a Scipione Minore, morto probabilmente per soffocamento, etc. rappresentano segni originati dalla testa e dal respiro (di un impiccato) che entrano nella coscienza/incoscienza secondo il meccanismo esterno/interno descritto da Freud per la generazione dei sogni. Marco Lodoli — la cui occupazione storica è quella dell’insegnante — penetra nel mondo di uno studente con cognizione di causa, e rappresenta efficacemente uno spaccato della condizione giovanile. Il risvolto tragico che chi scrive ha percepito va comunque letto nella chiave del rapporto del Tragico col Sublime tipico del Romanticismo, il cui scopo è catartico e non pessimistico.
2026, Einaudi - I coralli, pagg. 88, 14 euri








