lunedì 7 febbraio 2022

erasmus

 

Graphic novel tardo-adolescenziale, di probabile matrice autobiografica, che narra le vicende di una studentessa erasmus nella fase cruciale di scelta del proprio avvenire, con il monito interiore della Fortezza Bastiani buzzatiana. Disegni semplificati (quelli sdoganati ormai da un ventennio dalla Satrapi e che ormai la fanno da padrone in questo ramo dell’editoria), lettura scorrevole e piacevole, ma nulla di piú. Forse un’opera sentita dall’autrice come necessaria per congedarsi dalla propria giovinezza.

Bao Publishing, 2019, 144 pagine a colori, 18 euri

giovedì 3 febbraio 2022

cascate rosse

 

“Ruby Falls” è un volume a fumetti pubblicato da Bao Publishing che raccoglie sotto forma di una sorta di graphic novel i quattro comic book che compongono l’ultima fatica extra-supereroistica dell’ottima Ann Nocenti. La storia, ambientata in uno sperduto angolo del mondo — la piccola cittadina del Tennessee che le dà appunto il titolo — , si sviluppa attraverso un filo che collega passato e presente, antichi misteri e destini familiari, in tonalità narrative cangianti che vanno da un’atmosfera di partenza un po’ alla Strangers in Paradise, per passare attraverso il thriller, e concludersi con la pacificazione generale di tutti gli attori in un malinconico happy end.

p.s.: ai disegni, le matite in fuga dell’italiana Flavia Biondi.

2019-2020, Bao Publishing, 112 pagine, 18 euri

domenica 26 dicembre 2021

alla faccia di Vivaldi

 


Forte della sua doppia expertise di direttore d’orchestra e pittore dilettante, il buon F.M. Sardelli si addentra in un excursus storico-artistico-musicale mettendo in rassegna dal punto di vista tecnico e filologico le (poche) testimonianze visive sopravvissute delle fattezze presunte del Vivaldi, sostanzialmente portando conferme alle ipotesi che ritengono attendibili il famoso ritratto di Bologna databile a inizio ’700, l’incisione di La Cave del 1725 e tangenzialmente — unica a non avere bisogno di nessun accredito perché certamente veritiera — la caricatura del 1723 di Leone Ghezzi. Fondamentalmente, secondo il Sardelli l’attendibilità andrebbe cercata a ritroso, a partire dalla brutta incisione che nel 1725 accompagnava l’edizione a stampa dell’opera Ottava, pubblicata ad Amsterdam: per quanto scadente, quell’immagine mostra un compositore con la medesima scollatura della camicia aperta sul petto (dovuta probabilmente alla malattia, “strettezza di petto”, che attanagliava sin da piccolo il Nostro), un particolare considerato del tutto eccezionale per quell’epoca e quel contesto (in realtà questo è un punto debole, perché gli esempi sono numerosi, e la scollatura potrebbe essere una semplice coincidenza, ndr), e che — pur nella dissimiglianza dei volti, dovuta ai molti interscambi necessari per passare da un originale disegnato o dipinto ormai perduto ad una incisione opera di un artigiano alle prime armi, residente per di piú a oltre mille chilometri di distanza dal suo modello — metterebbe inequivocabilmente in relazione le due raffigurazioni come autosostenitrici l’una dell’altra veridicità. Comunque sia, il fatto che nell’incisione — piú tarda — Vivaldi appaia senza piú il violino si spiega con la ragione che con l’avanzare della sua carriera il compositore tendeva a presentarsi prima di tutto come autore tout-court, e non piú come violinista-compositore, condizione che risultava ormai squalificante. La chicca di questo libro, comunque la si pensi sul resto, è quella riprodotta in copertina ed è piú suggestiva e convincente: nella Chiesa della Pietà a Venezia — che non è piú quella in cui suonavano Vivaldi e le sue allieve, ma venne costruita piú ampia nel decennio successivo alla sua morte, al fianco di quella originaria non piú esistente — tra gli affreschi del Tiepolo che decorano la vòlta, figura la testa di un personaggio dai capelli rossi (Vivaldi era appunto soprannominato il “prete rosso”) che fa capolino alle spalle di un angelo violinista, e che rappresenta probabilmente un cameo in omaggio al Maestro da poco scomparso che per un lasso di tempo cosí lungo aveva prestato il suo talento alla formazione artistica della scuola e alla vita musicale veneziana in generale.

Sellerio, 2021, 290 pagg. illustrate, 24 euri

domenica 7 novembre 2021

realismo statico

 


MILANO – Palazzo Reale: “Realismo Magico. Uno stile italiano”. Quando le avanguardie di inizio Novecento si fecero un po’ stanche, particolarmente dopo l’approdo all’astrattismo, ci fu per reazione — da parte di numerosi artisti — un ritorno all’ordine e alla buona pittura figurativa. Questo accadde soprattutto in Italia, dove la prossimità dello stile classico era piú presente che altrove, ma anche in tutta Europa in generale. Il quadro iniziale di questa “nuova” tendenza, nata attorno a circoli artistici quali “Novecento” e riviste d’arte (“Valori plastici”), era piuttosto confuso, tanto che uno dei critici che per primi riconobbero questa corrente, metteva sotto il titolo di Realismo Magico opere che successivamente si sarebbero precisate meglio con altre etichette (metafisica, nuova oggettività, etc.). A posteriori possiamo dire che le opere che si fanno ricadere in questa definizione si collocano a metà strada tra lo spiazzante para-simbolismo della Metafisica e il realismo piú verace della Nuova Oggettività teutonica; in esse, la statica maestosità delle figure data dall’ispirazione rinascimentale congela i personaggi in una sorta di realtà irreale, che allude a qualcosa che va oltre, ma senza esplicitarla attraverso simboli o allegorie, tutt’al piú attingendo ad una certa naïveté che alcuni fanno risalire alla poetica di Henry Rousseau il doganiere. Talora si ha l’impressione di un certo estetismo furbo, fine a se stesso, confermato per esempio da Casorati che nella sua “Conversazione platonica” affiancava una signora nuda ad un uomo in cappotto, ma confessando successivamente non trattarsi di una composizione pensata con intenzioni allusive particolari, essendo invece frutto di un evento accidentale (un amico entrato casualmente nel suo studio mentre stava dipingendo la modella).

Cagnaccio di San Pietro, “Dopo l’orgia”, 1928, olio su tela, collezione privata

sabato 30 ottobre 2021

giallo è il colore dell'Eni

 


Il colore giallo che fa da sfondo alla copertina del “Futuro dell’energia”, libretto allegato a Panorama di qualche settimana fa, si addice molto alla sensazione che si tratti di una operazione promozionale dell’Ente Nazionale Idrocarburi. In ognuno dei capitoli che descrivono i temi della transizione energetica verso la riduzione dei gas serra — uno degli obiettivi del PNRR che tanti danari sta muovendo e che desta l’interesse degli operatori del settore — in ogni capitolo, dicevamo, si precisa che l’Eni sta svolgendo delle ricerche in quello specifico settore, anche in quelli attualmente vietati in Italia, quali l’energia nucleare (fissione e fusione), che vedono quindi l’azienda nazionale operare presso mercati esteri nei quali è consentito. Mettendo da parte le illazioni da persuasione occulta, è interessante considerare che alcune delle applicazioni tecnologiche attualmente in fase di sviluppo per la riduzione dell’anidride carbonica e dell’inquinamento — quali l’auto elettrica o gli stessi generatori eolici — risalgono in realtà agli albori dell’attività umana (ritroviamo addirittura la leggendaria invenzione di Archimede per concentrare i raggi solari), e furono messe da parte a causa della convenienza economica nello sfruttare l’energia derivante dal carbone e dal petrolio, molto piú efficiente nei risultati ma enormemente piú inquinante.

sabato 23 ottobre 2021

cuncurèss

 


Se non si fosse data l’occasione di celebrare il settecentesimo anniversario della morte di Rainaldo da Concorezzo — vescovo di Ravenna ai tempi di Dante — pochi avrebbero saputo che fin dagli anni Cinquanta furono fabbricate delle copie parziali dei famosi mosaici ravennati, che da allora hanno girato il mondo allo scopo di promuovere turisticamente la regione emiliana, approdando infine nel paesotto brianzolo che temporaneamente li sta ospitando nella sede della mostra celebrativa di cui sopra. Alla faccia di tutte le realtà virtuali, la mobilitazione fisica di tot tonnellate di mosaici (copie molto fedeli agli originali) permette ai visitatori un’esperienza cosí ravvicinata che neanche la visita in loco permetterebbe loro. Inoltre, l’importanza di queste opere — per via della loro antichità risalente ai primi secoli dell’era cristiana, e la loro collocazione spaziale e culturale tra l’impero d’occidente e quello d’oriente — sta nell’essere una chiave d’interpretazione per l’iconografia sacra dei secoli successivi, e una testimonianza della divisione teologica che al tempo sussisteva tra ariani e ortodossi.

domenica 10 ottobre 2021

corto reloaded

 

“Oceano nero”, ovvero la giovinezza di Corto Maltese, scaturisce giustamente dalla Francia — o meglio, editorialmente dalla Svizzera ma ad opera di autori francesi — dove l’eroe di Hugo Pratt era nato originariamente con “La ballata del mare salato”, che viene difatti evocata nel titolo. Gli ingredienti principali li ritroviamo tutti: Rasputin, l’ambientazione esotica, l’esoterismo, i personaggi molto caratterizzati, una laconica e distaccata crudeltà sentimentale, etc. — ma sono calati in una realtà parallela rispetto all’età presunta corrispondente di Corto-giovane (un po’ come avviene per tutti i reload dei supereroi Marvel). Un vero e proprio colpo da maestro è la rievocazione dell’attacco alle torri gemelle, che fissa un riferimento temporale nel quale la storia è collocata, ma che è utilizzato come semplice oggetto narrativo, a mo’ di tigre di salgari, solo en passant per risolvere una scena d’azione. I collaudati disegni “liquidi” di Bastien Vivès ricordano lo stile sintetico dell’ultimo Pratt — che vedeva il fumetto come letteratura disegnata, ma disegnata sempre meno, e sempre piú pensata — alle volte un po’ sciatti, ma comunque funzionali ed esteticamente interessanti e assai personali.

Cong edizioni, 168 pagg. in bianco e nero, 19,50 euri

sabato 25 settembre 2021

non solo Norman

 


Sulla scorta dell’Arte di vedere di Aldous Huxley, uscito negli anni Quaranta, anche tale dottor Markert, diversi decenni dopo, si incarica di divulgare i metodi naturalistico-filosofici del dottor William H. Bates (1860-1931) per il recupero della vista. Rispetto al suo precedente, che si concentrava soprattutto sui controversi aspetti percettivi — al limite della teosofia — del metodo del capostipite, Markert amplia il campo di applicazione, e da buon medico di medicina olistica si occupa anche della salute generale dell’organismo, del quale il sistema visivo è parte («estensione del cervello»). In verità il libro in questione è eccessivamente sintetico, nonché ormai datato, tanto da lasciare scoperto tutto il ramo delle maculopatie, che paiono essere la prima causa di cecità, parziale o totale, riconosciuta ai giorni nostri. Tuttavia ha il merito di precisare meglio il meccanismo peggiorativo che con l’adozione degli occhiali correttivi porta alla progressiva dipendenza da lenti sempre piú forti, che — riducendo il campo visivo e dunque la mobilità, ed inibendo il fisiologico accomodamento naturale — rendono l’occhio sempre piú pigro e piú debole.

RED Edizioni, 150 pagg., euri 12,30 circa

giovedì 12 agosto 2021

summa theologica

 


Nel librone del buon Egidio Pozzi, uscito nell’ormai lontano 2007, non troviamo novità storiografiche, né alcuna originalità di giudizio, o alcuna rilettura personale della vita e delle opere di Antonio Vivaldi. Troviamo invece il piú organico riassunto di gran parte dei piú autorevoli studi fino ad allora pubblicati al riguardo (tra i piú noti: Kolneder, Fertonani, Talbot, fino a FMSardelli). Le vicende biografiche e lo stile musicale del Prete Rosso vengono illustrati approfonditamente, con ampie rassegne su aspetti particolari, quali la luce gettata sui poco noti compositori veneziani dell’epoca, l’andirivieni tra l’Ospedale della Pietà e i vari impegni operistici in giro per il centro-nord Italia, il “carteggio ferrarese” che illumina sull’ostracismo clericale ricevuto da parte della città emiliana per via della sua condotta mondana, e tante altre cose, tra le quali un buon centinaio di pagine dedicate all’analisi stilistica di alcuni concerti, che ovviamente data la smisurata produzione vivaldiana non esauriscono alcunché ma suggeriscono però alcune possibili modalità attraverso le quali rapportarsi alla sua musica.

L’Epos editore, ca. 780 pagine, 48 euri (che nel frattempo, se il libro fosse reperibile, dovrebbero essere attualizzati in una sessantina, ma li vale tutti)

giovedì 5 agosto 2021

finale col botto

 



MILANO - Palais Royal. Simpatica esposizione che esemplifica la presenza femminile nella storia dell’arte italiana riguardo i secoli XVI e XVII. Oltre alle solite note, troviamo una quantità di pittrici minori (piú alcune incisore, o incisrici?, e un’architetta), delle quali effettivamente la rilevanza artistica è dubbia, data la fatica nel ritrovare opere da esporre in mostra (di un paio di esse non è stato dato di reperirne alcuna). Le artiste di questi secoli facevano capo essenzialmente a due categorie: rampolle di buona famiglia che venivano istruite alla musica e alle arti (Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana, per esempio), oppure figlie d’arte che andavano a bottega dal padre (Elisabetta Sirani, Artemisia Gentileschi, tra le altre). Potevano operare, quindi, soltanto in contesti limitati e protetti, al contrario dei maschi che venivano mandati a bottega dai maestri piú varii. La qualità di molte opere è indiscutibile, e la limitata rilevanza che spesso hanno assunto in quanto artiste è data dalla limitatezza della loro produzione, ché le figlie di papà non poterono ampliare per mancanza di tempo, al contrario delle figlie d’arte. Nella mostra si vedono opere note e meno note, ma quella che colpisce è nel finale, e cioè una Maddalena recentemente attribuita alla Gentileschi, proveniente da una collezione di Beirut, piuttosto danneggiata dalla gigantesca esplosione del deposito di nitrato di ammonio che un anno fa colpí il porto della capitale libanese.